Preghiamo con il Papa

IL PAPA SI UNISCE AL’INVITO DELLA CEI – IL 19 MARZO ROSARIO ALLE ORE 21 E SU TUTTE LE FINESTRE UN DRAPPO BIANCO O UNA CANDELA

Il Vescovo Francesco invita tutti ad aderire e a fare nostro questo appello della Chiesa Italiana:

In questo momento di emergenza sanitaria, la Chiesa italiana promuove un momento di preghiera per tutto il Paese, invitando ogni famiglia, ogni fedele, ogni comunità religiosa a recitare in casa il Rosario (Misteri della luce), simbolicamente uniti alla stessa ora: alle 21 di giovedì 19 marzo, festa di San Giuseppe, Custode della Santa Famiglia. Alle finestre delle case si propone di esporre un piccolo drappo bianco o una candela accesa.

TV2000 offrirà la possibilità di condividere la preghiera in diretta.

Un consiglio dal gruppo Stampa e Media

Il pane dell’informazione proprio come il pane che portiamo sulle nostre mense non può mancare, neppure in tempo di Quaresima e di quarantene. Avvenire offre in questo periodo dla possibiltà di consultare gratuitamente la versione online, cliccando sul link:

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Lettera del vescovo Francesco a tutti i fedeli di Bergamo

Cari fratelli sacerdoti.

Care sorelle e fratelli tutti,

la situazione sanitaria, i provvedimenti delle autorità, le scelte pastorali fino ad ora compiute, mi inducono a condividere con voi alcune considerazioni.

La vita delle nostre comunità cristiane è normalmente intensa, significativa, capace di coinvolgere e raggiungere molte persone e molte famiglie. Proprio l’abitudine a questa vitalità, come avviene per altri beni preziosi, ci induce a sottovalutarla, a volte a criticarla, comunque a considerarla ancora una parte scontata dell’orizzonte delle nostre esistenze. In certi momenti, addirittura, ci sembra che la vita della comunità cristiana, le sue iniziative e proposte, appartengano ad un mondo di diritti da rivendicare, più che frutto di un dono e di un impegno condiviso da ciascuno. Ora che le circostanze e l’esercizio della responsabilità, ci costringono a scelte che limitano la vita comunitaria, avvertiamo non solo una mancanza, uno smarrimento, per alcuni una comodità che vien meno, ma anche la moltiplicazione di interrogativi che rivelano le attese e le immagini che ciascuno di noi coltiva in relazione alla Chiesa e particolarmente a quella particolare comunità che è la Parrocchia. Queste domande diventano a loro volta come una porta su altre, più profonde, che investono la fede, il modo di vivere da cristiani, di ascoltare il Vangelo, di celebrare i sacramenti e di testimoniare la carità tra noi e verso il prossimo.

Queste riflessioni, che dovrebbero provocarci più frequentemente, sono alimentate, in questi giorni, da una decisione molto impegnativa: quella di celebrare l’Eucaristia senza la partecipazione dell’assemblea. Si tratta di una decisione sofferta, alla luce delle recenti disposizioni delle autorità governative, che suscita una molteplicità di sentimenti e, in alcuni casi, anche di risentimenti. Nessuno conserva memoria di tempi e situazioni in cui si sia verificata una cosa del genere. Non basta ricordare che in molte parti del mondo la celebrazione dell’Eucaristia è occasione rara e spesso richiede sacrifici non indifferenti per poterla celebrare e potervi partecipare; non basta riconoscere che anche nella nostra Diocesi crescono le parrocchie nelle quali non si celebra l’Eucaristia ogni giorno; non basta ammettere che per molti battezzati l’Eucaristia è diventata un optional e che per anziani e malati spesso è solo un desiderio. 

Le obiezioni più frequenti che sto raccogliendo, partono da constatazioni molto pratiche, per arrivare a quelle più profonde. A noi, si dice, non mancano i preti: se i preti celebrano l’Eucaristia, perché i fedeli non possono parteciparvi, pur a determinate condizioni? Perché alcune attività commerciali sono consentite e aperte al pubblico e il raccogliersi insieme in chiesa no? Perché un tempo, in caso di calamità e malattie, ci radunava in chiesa e ora ci si deve allontanare? Queste domande si accompagnano ad altre, che hanno a che fare con la fede. Se l’Eucaristia è così determinante per la vita cristiana, al punto che quella domenicale è un precetto grave, perché proprio i vescovi, custodi della fede, ne privano i fedeli? Come corrispondere al desiderio e al bisogno del pane eucaristico e del ritrovarsi insieme da cristiani nell’Eucaristia? Che significato ha che i preti celebrino l’Eucaristia da soli?

Riporto alcuni passaggi di lettere ricevute. “Se in questi momenti così difficili veniamo privati della possibilità di ricevere l’Eucarestia, da chi attingeremo la forza? Chi ci darà il coraggio di portare la speranza nei cuori di chi è più spaventato? Chi ci darà la Grazia di rimanere saldi e fiduciosi anche in mezzo alla tempesta? Infine mi chiedo anche chi ci aiuterà a mantenere la consapevolezza dell’appartenenza alla Comunità Cristiana, se non possiamo ritrovarci…?”

Spero che tutti voi possiate immaginare che il vescovo e i sacerdoti non solo comprendono queste domande, ma le sentono salire anche nel loro cuore. Insieme coltiviamo la convinzione della necessità della preghiera e particolarmente dell’Eucaristia nei momenti della prova e del dolore. Quanti racconti e testimonianze hanno alimentato questi convincimenti. Ho avuto il dono di incontrare a tu per tu il cardinale Van Thuan e di commuovermi nell’ascoltare come riusciva a celebrare l’Eucaristia nelle prigioni vietnamite. 

E quanti sacerdoti, penso al nostro don Seghezzi e tanti altri, insieme ai loro fedeli si sono trovati nelle stesse o in simili condizioni.

Perché allora una scelta tanto rilevante? L’immagine biblica che mi dà forza in questa circostanza è quella dell’esilio. Questo contagio ci sta, volenti o nolenti, esiliando dalla terra della nostra vita quotidiana, dalle nostre reali, presunte e presuntuose sicurezze, dalle nostre buone e forse meno buone abitudini. Il popolo di Dio, esiliato, perde tutto: gli rimane la fede, la preghiera e la dedicazione della propria vita agli altri, come espressione concreta della propria dedicazione a Dio. La prova, così si rivela il morbo dilagante, è il luogo del combattimento della fede. Il Signore ci indica nel silenzio e nell’ascolto della sua Parola, nella pazienza e perseveranza e nella preghiera e della carità vicendevole, le armi del nostro combattimento spirituale. Sono queste che vogliamo indossare anche noi.

Sappiate, fratelli e sorelle, che ogni giorno i sacerdoti stanno celebrando l’Eucaristia per voi, anche se non con voi: essi raccolgono quel “servizio sacerdotale” che è rappresentato dalla vita generosa di ciascuno e che, nell’Eucaristia, diventa un dono gradito a Dio. Sappiate che le vostre famiglie possono essere santuario della presenza di Dio, per l’amore che vi portate, per il sacramento del matrimonio che unisce tanti di voi, per la preghiera che potete condividere. Sappiate che le nostre chiese in questo momento rimangono aperte e sono accessibili per la preghiera personale in tante forme diverse. Sappiate, che la possibilità di accostare personalmente la Parola di Dio, che in Quaresima vorremmo fosse maggiormente praticata, trova in queste circostanze un’occasione favorevole. Sappiate che le tradizionali pratiche quaresimali del digiuno, della preghiera e della generosità verso i poveri sono ancora modalità per alimentare la relazione con il Signore. Sappiate che la preghiera del rosario, così cara alla devozione mariana, continua ad accompagnare i nostri giorni. Sappiate che le comunità monastiche e religiose, stanno incessantemente pregando per tutti. Vi chiedo, con tutto il cuore, di testimoniare nei modi che le circostanze stanno disegnando, quella carità che è il contrassegno della nostra fede, soprattutto verso i più deboli, gli anziani soli, le famiglie in difficoltà.

La sofferenza di non poter partecipare alla celebrazione dell’Eucaristia, che rimane insostituibile, viene consolata dalla convinzione della misericordia di Dio per il popolo e soprattutto i più deboli e dalla più convinta adozione di uno stile eucaristico nella nostra vita. 

La scelta di concorrere al bene di tutti, soprattutto dei più fragili come i bambini, gli anziani, i malati, attraverso la rinuncia alla celebrazione dell’Eucaristia comunitaria, non è un appiattirsi su logiche materiali o semplicemente corrispondere ad esigenze pubbliche, dimenticando la fede; piuttosto è la decisione di fare della nostra fede la sorgente di una responsabilità morale che insieme a tanti uomini di buona volontà vogliamo esercitare perché la speranza di superare questa prova, si incarni in condizioni che la rendano credibile. 

Cari sacerdoti, desidero rivolgermi a voi, in modo particolare, sapendo la vostra vicinanza e dedizione alle Comunità che vi sono affidate: sappiate dell’affetto, della considerazione e della riconoscenza per ciò che state facendo e condividendo con le persone che il Signore consegna al vostro servizio e alla vostra guida. I limiti imposti dalle circostanze, non si impongono al vostro cuore e alla vostra fede. Gli spazi di tempo, che l’impossibilità di alcune delle opere del vostro ministero vi concedono siano maggiormente dedicate alla preghiera, all’ascolto della Parola e alla più pacata preparazione delle omelie, meditazioni, riflessioni che vi attendono e vi attenderanno. Il fatto che non possiate raggiungere con facilità i vostri parrocchiani, so che non li allontana dal vostro cuore e dalla vostra premura. Anche tra voi, esprimete quella fraternità, che in questi anni stiamo cercando di riproporci in maniera più convinta e concreta. E’ proprio il caso di dire, in questa circostanza: “basta una telefonata”. Mentre vi scrivo le condizioni di salute di alcuni di noi si rivelano delicate o addirittura gravi: sia forte la nostra preghiera per loro. 

Ringrazio di cuore Sua Eccellenza il Vescovo Siluan, della Diocesi Ortodossa Romena in Italia che, scrivendomi la sua fraterna vicinanza, l’accompagna con queste significative parole: “La fiducia in Cristo medico delle anime e dei corpi che andava attorno per tutta la Galilea, insegnando nelle loro sinagoghe e predicando la buona novella del regno e curando ogni sorta di malattie e di infermità nel popolo (Matteo 4,23), oggi come allora, venga in soccorso delle popolazioni colpite da questo morbo infausto e doni a tutti la gioia della rinascita e della vittoria. A quanti ne sono stati colpiti irrimediabilmente doni la gioia del paradiso, meta pasquale verso la quale tutti camminiamo e a coloro che soffrono della umana perdita la consolazione che in Cristo vivo e presente nella Chiesa nulla è perduto e, con sant’Agostino, vescovo d’Ippona, testimoniamo questa nostra speranza: non si perdono mai coloro che amiamo, perché possiamo amarli in Colui che non si può perdere.

Ringrazio di cuore tutti voi per la vostra fede, per la preghiera, per la generosità; esprimo tutta la mia considerazione e riconoscenza agli operatori sanitari e alle autorità preposte al bene comune. 

Interceda per noi la Madre di Dio, Salute degli infermi, la Vergine addolorata, così cara alla nostra devozione.

“Salva il tuo popolo Signore, guida e proteggi i tuoi figli”.

Il vostro vescovo, Francesco

Bergamo, 7 marzo 2020

Coronavirus – Nota congiunta dei Vescovi lombardi

Recepiamo e trasmettiamo la nota congiunta dei Vescovi Lombardi che ci invita anche per questa settimana a continuare quanto già vissuto nella scorsa settimana. 

Continuerà ogni giorno la celebrazione da parte dei preti della Comunità della Santa Messa alle ore 8.30. Messa celebrata in diversi luoghi della comunità, oratorio, S. Martino Vecchio, Ronchella.

L’inizio della celebrazione sarà sempre segnato dal segno delle campane che invitano ad unirsi in preghiera da casa propria.

Tutti gli ambienti parrocchiali resteranno chiusi così come sono sospese tutte le attività parrocchiali fino a domenica 8 marzo compresa.

Resta aperta la Chiesa Parrocchiale per la preghiera personale.

Questo tempo di digiuno eucaristico possa essere occasione buona per non venir meno nella preghiera e nell’affidamento al Signore.

Una Quaresima Alternativa

La domenica non essendoci la celebrazione della s. Messa si invita a seguire quelle trasmesse sui canali televisivi

 8.30 TV 2000

10.00 Rete4

10.30 BG Tv (celebra il vescovo Francesco)

10.55 Rai 1

Siamo inoltre invitati alla preghiera personale nelle nostre famiglie ma anche alla preghiera in Chiesa Parrocchiale

QUARESIMA ALTERNATIVA

Presi tutti in contropiede. Ben predisposta nei suoi vari aspetti, con incontri di preghiera, di formazione, di devozione secondo consolidata e antica tradizione, la Quaresima ha dovuto cedere il passo alle doverose precauzioni poste in atto dalle autorità civili, visto il diffondersi anche da noi del virus che ha messo anche in panico la gente. Ma molto di più! Sospese tutte le celebrazioni, le attività di ogni genere anche in campo ecclesiastico. Forse non era mai successo che per un periodo e in tutta una regione non si celebrassero neppure le s. messe: chiese aperte alla preghiera personale, ma interdette a qualsiasi tipo di assemblea. Oratori chiusi ad ogni presenza e iniziativa. Centri pastorali sbarrati con sospensione di ogni incontro per gruppi e associazioni. Un deserto assordante, un silenzio impressionante. Un digiuno forzato. E pensare che è proprio la Quaresima che mette in campo deserto, silenzio e digiuno tra i motivi significativi del periodo liturgico; ma non si sarebbe mai pensato a una tale modalità, imposta e dai contorni ben lontani da motivazioni spirituali.

Forse non era mai successo che per un periodo e in tutta una regione non si celebrassero neppure le s. messe: chiese aperte alla preghiera personale, ma interdette a qualsiasi tipo di assemblea. Oratori chiusi ad ogni presenza e iniziativa. Centri pastorali sbarrati con sospensione di ogni incontro per gruppi e associazioni. Un deserto assordante, un silenzio impressionante. Un digiuno forzato. E pensare che è proprio la Quaresima che mette in campo deserto, silenzio e digiuno tra i motivi significativi del periodo liturgico; ma non si sarebbe mai pensato a una tale modalità, imposta e dai contorni ben lontani da motivazioni spirituali.

A volte però le situazioni nuove possono prestarsi a opportuni ripensamenti, a indotte rivisitazioni di abitudini che rischiano anche di cristallizzarsi, al punto da non avere più peso nella vita degli stessi credenti e quindi da non raccogliere neppure grande adesione. La difficoltà e gli intoppi possono allora rivelarsi anche una opportunità. Per almeno due motivi. Il primo segue la proverbiale espressione: si impara a dare il giusto valore al pane quando scarseggia o addirittura viene e a mancare. Chissà che anche lo spirito di tanti, pur assopito in un mondo dedito a ben altro che alla spiritualità e alla fede, non abbia un soprassalto di fronte a un digiuno imposto e quindi a modo suo interpellante le profonde , e quindi mai morte del tutto, esigenze interiori della persona. Il secondo motivo chiama in causa la Chiesa e le singole comunità cristiane. Con l’opportunità stavolta di ribaltare, o almeno ripensare, riproponendole in modo altro, le tradizionali proposte pastorali che si sono usurate con il tempo. Mettendo in atto, sempre all’interno dei motivi forti che caratterizzano il sentiero quaresimale verso la Pasqua,  proposte in sintonia con un linguaggio consono ai tempi. Con l’uso di tecnologie ormai alla portata di tutti e stavolta usate con scopi alti, oltre il banale o il nocivo. E con segni semplici, ben visibili ed efficaci e  parlanti anche ai più disattenti, in un tempo che comunque chiama a riflessione e severità nelle abitudini familiari e sociali. Come a dire: a volte quello che non si è fatto per convinzione si è chiamati, o addirittura costretti, a farlo per forza. Una forza che potrebbe orientare alla convinzione, se raccolta con animo aperto.

Un ulteriore, non secondario, aspetto che emerge da questa situazione, è la chiamata a chinare il capo sulla fragilità che intesse la vita e la storia umana. In tempi in cui l’uomo rischia di ergersi a superuomo, nella supponenza scientifica e tecnologica, si scopre non solo fragile, ma pure impotente: la realtà converte a una umiltà con dei segnali inequivocabili che ridimensionano. Segnali che la natura stessa evidenzia e fa esplodere, spesso in modo drammatico, a dire che il mondo è stupendo e nel contempo posto su un fondamento precario e quelli che disgraziatamente l’uomo stesso mette in campo, a peggiorare, con la sua insensatezza nei riguardi della vita, delle relazioni e dell’ambiente. La chiamata a un bagno di umiltà che apre a Dio con sguardo alla Provvidenza da invocare e al dono di Salvezza da accogliere, e agli altri per una sintonia che fa sentire tutti sulla stessa barca, in cerca del porto sicuro tra le onde e le tempeste che tutti e in vari modi fa trepidare nella traversata della vita.

Anche questa è Quaresima. Alternativa, ma neanche più di tanto, come si diceva. Perché quelli evidenziati in altro modo e su sollecitazione degli eventi, sono poi i motivi che fanno seria una quaresima vera, non solo raccontata o affidata a pochezze tenute in conto, senza troppa convinzione, da una tradizione spesso divenuta essa stessa fragile. Chissà che il dramma produca ripensamento anche nel campo della fede e della vita cristiana. Nel campo della ricerca di quello che alla fin fine giova alla vita e alla vera pace. Senza tornare a proclami di paure e di castighi, assolutamente fuori luogo, ma raccogliendo provocazioni che fanno riflettere e inducono anche a prendere sul serio Dio, la sua Parola e il suo Progetto di vita come è compendiato nel Vangelo, codice di vera umanità.

                                                                                                      don Leone, parroco  

Disposizioni per i prossimi giorni

❌TUTTE LE ATTIVITÀ IN PARROCCHIA E IN ORATORIO SONO SOSPESE❌

Seguiamo le indicazioni e le linee imposte dalle autorità anche secondo quanto comunicato dalla Diocesi di Bergamo.
Con il rinnovato e vivo invito a non allarmarsi: si tratta di provvedimenti preventivi e precauzionali.

https://diocesibg.it/coronavirus-prime-indicazioni-alle-parrocchie/

Sospensione sfilata di carnevale

❌ LA FESTA E LA SFILATA DI CARNEVALE DI OGGI, DOMENICA 23/2, SONO ANNULLATE ❌

A fronte del decreto governativo e in accordo con l’amministrazione comunale, la festa e la sfilata di carnevale sono annullate, per via totalmente precauzionale.
Ci uniamo all’appello del Sindaco di non creare inutili allarmismi trattandosi di un’emergenza sanitaria che ad oggi non riguarda direttamente i nostri territori.

Riportiamo sotto, il comunicato ufficiale del Sindaco Luca Macario.

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SOSPENSIONE SFILATE DI CARNEVALE
Avviso del 23.02.2020 ore 10.00

Si comunica che in accordo con i comuni della media valle Seriana le sfilate di Carnevale previste tra oggi e martedì sono sospese.
A fronte del decreto governativo e dell’interruzione di tutte le attività sportive in Regione Lombardia, ci si attiene al buon senso cercando di evitare aggregazioni numerose di persone.
Vi chiedo di recepire questa scelta nell’ottica di una condivisa precauzione e in una logica di autotutela, senza creare allarmismi, nella consapevolezza di un’emergenza sanitaria che ad oggi non riguarda direttamente i nostri territori.
Grazie a tutti per l’attenzione e la collaborazione!
Il Sindaco
Luca Macario

All’Auditoriun “Io ricordo” i prigionieri Italiani della 2° guerra mondiale

Il 21 Febbraio, nel nostro auditorium abbiamo ricordato l’epopea dei prigionieri italiani della seconda guerra mondiale, con una particolare attenzione alla storia quasi sconosciuta dei deportati negli Stati Uniti.

L’incontro è stato organizzato in collaborazione tra Parrocchia, Comune, Gruppo Alpini, ed associazioni dei reduci.

L’incontro è stato allietato dall’esibizione del gruppo “Gli Ottoni” che ha iniziato con l’inno Italiano e concluso con la “33” dedicata agli alpini

Dopo una presentazione del nostro Parroco, due relatori hanno raccontato la storia dei prigionieri di un campo americano, ed al termine il Sindaco ha letto l’elenco dei bergamaschi coinvolti, alcuni ancora vivi e vicini al secolo di vita.

Tra tutti gli internati del periodo di guerra, questi “fortunati”, dopo una traversata terribile dell’oceano atlantico sulle navi cargo, hanno trovato una sorte migliore di quelli reclusi in Germania o Russia; i prigionieri furono trattati con umanità, sostenuti anche dagli italoamericani, dalla Chiesa, e dalla popolazione delle città sedi dei campi di prigionia.

Ai soldati italiani fu proposto fornire la propria opera per lo sforzo bellico americano, in cambio di tre pasti al giorno e di una dignità che ad altri sfortunati commilitoni fu negata da altri paesi.

Gli italiani costruirono una Chiesa per ringraziare Dio e la Madonna, e quest’anno verrà celebrato il 75° anniversario dell’edificazione della Chiesa, al quale parteciperà una delegazione dei figli dei prigionieri, uno dei quali è componente della nostra comunità