MANE NOBISCUM, LE RIFLESSIONI DI DON LEONE IN TV

Guardiamo insieme le ultime puntate della rubrica settimanale Mane Nobiscum del nostro Parroco Don Leone, pubblicate come sempre su Antenna 2 sul Digitale Terrestre oppure sul canale Youtube di antenna2

 

 

“I conventi vuoti”

“Il santuario sdoganato”

Clicca anche sull’icona a fianco che troverai nella sidebar del sito per accedere alla pagina con l’ultima puntata del programma Puoi anche vedere tutte le altre puntate nella pagina “Mane Nobiscum” del sito cliccando qui

IL NOTIZIARIO E’ IN DISTRIBUZIONE

Viviamo insieme alla nostra comunità, seguendone i passi percorsi, nei racconti del nostro mensile, e cercando nelle proposte un posto nella grande famiglia della Parrocchia del nostro paese. Il notiziario sta per essere distribuito dai nostri volontari, questa volta a tutte le famiglie del paese, è disponibile anche in sagrestia, e al banchetto delle riviste durante le messe.

E’ possibile consultare i numeri precedenti del Notiziario, per rivedere un po di storia della nostra parrocchia.

clicca l’icona a fianco, inoltre la pagina può essere selezionata dal menù Arte e Cultura/Notiziario

Un pomeriggio alla Ronchella

Nel pomeriggio della domenica 28 aprile, Don Diego ha presieduto il Canto dei Vespri, concludendo i festeggiamenti della Madonna del Suffragio in località Ronchella.

La benedizione con il bacio della Reliquia, un rito particolarmente emozionante per i molti pellegrini che qui hanno voluto condividere, pregando con devozione, nel ricordo degli eventi di sofferenza che trecento anni fa colpirono la nostra comunità.

Una preghiera particolare è stata rivolta al Signore, per l’intercessione della Madonna del Suffragio, affinché le anime dei defunti che in questa località furono sepolti, abbiano presto ad incontrare la pace eterna nel Paradiso.

La giornata allietata da un sole primaverile ha favorito l’afflusso di molti pellegrini, numerose famiglie e il ritorno alle proprie origini di  persone che per svariati motivi si sono dovute allontanare dal paese. Il gioco della tombola e l’estrazione dei premi della sottoscrizione popolare ha movimentato poi lo srotolarsi delle ore sotto la tenda; nel prato adiacente la chiesetta tanti i plaid stesi sul prato, Un incontro festoso per la nostra comunità, un  tempo di profonda spiritualità condiviso da una spontanea aggregazione umana e sociale, in compagnia, in amicizia, in solidarietà.  

La festa della Ronchella, la celebrazione della Messa

I festeggiamenti alla chiesetta della Madonna del Suffragio in località Ronchella hanno avuto il loro culmine domenica, con la celebrazione delle Sante Messe alle ore 8.00 e alle ore 10.00 che ha visto una numerosa partecipazione di fedeli, del vicinato e di tutta la parrocchia.

La celebrazione eucaristica delle ore 10 è stata concelebrata da tutti i sacerdoti che prestano servizio nella nostra comunità, celebrante Mons. Leone e concelebranti Don Diego vicario parrocchiale e don Tarcisio con Don Paolo coadiutori parrocchiali.

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Dal vangelo di Giovanni, cap. 20:

La sera di quel giorno, il primo della settimana, mentre erano chiuse le porte del luogo dove si trovavano i discepoli per timore dei Giudei, venne Gesù, stette in mezzo e disse loro: «Pace a voi!». Detto questo, mostrò loro le mani e il fianco. E i discepoli gioirono al vedere il Signore.
Gesù disse loro di nuovo: «Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati». Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con loro quando venne Gesù. Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c’era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gesù, in presenza dei suoi discepoli, fece molti altri segni che non sono stati scritti in questo libro. Ma questi sono stati scritti perché crediate che Gesù è il Cristo, il Figlio di Dio, e perché, credendo, abbiate la vita nel suo nome.

La Santa Messa partecipata da numerosissimi fedeli, provenienti anche da altri paesi che qui hanno ricordato e ritrovato  un po’ del loro passato, è stato un momento di devota preghiera e di intenso raccoglimento. Don Leone ci ha voluto ricordare come un tempo era chiamata  “la seconda domenica… dopo… Pasqua, in Albis”, ovvero quando i neobattezzati dismettevano la veste bianca, mentre ora è  definita la  “Seconda Domenica…di… Pasqua” o “della Divina Misericordia”, come abbiamo pregato nella colletta: ”Dio di eterna misericordia, che nella ricorrenza pasquale ravvivi la fede del tuo popolo, accresci in noi la grazia che ci hai dato, perché tutti comprendiamo l’inestimabile ricchezza del Battesimo che ci ha purificati, dello Spirito che ci ha rigenerati, del Sangue che ci ha redenti”.   

Questa domenica è stata proclamata Festa della Divina Misericordia da papa Giovanni Paolo II nel 2000. Il culto della Divina Misericordia è legato alla figura di Santa Faustina Kowalska, la mistica polacca canonizzata nel corso dell’Anno Santo del 2000, e di cui Giovanni Paolo II è stato molto devoto, come testimonia la sua seconda Enciclica Dives in Misericordia, scritta nel 1980 e dedicata appunto alla Divina misericordia.

La celebrazione Eucaristica per la Festa del 25 Aprile

Dentro i festeggiamenti della Ronchella, sabato 27 aprile di buon mattino, alla chiesetta della Madonna del Suffragio sono stati ricordati, in una commovente celebrazione liturgica, i defunti della ricorrenza del 25 aprile, festa nazionale. Presenti le autorità municipali, i rappresentanti dell’Arma dei Carabinieri unitamente ai componenti le varie Associazioni del territorio che per l’occasione hanno voluto pregare per tutti i morti causati dal secondo conflitto mondiale, che con il sacrificio della loro vita hanno donato pace e libertà alla nostra Nazione e all’Europa intera.

Un ricordo riconoscente e doveroso, una preghiera devota e sommessa, perché il Signore abbia ad accogliere questi “figli della nostra Patria” nella pace eterna del Paradiso.

Ed un invito, come ha auspicato il celebrante, Mons. Leone, nella sua breve riflessione, un invito a raccogliere con gratitudine il dono  lasciato dai nostri antenati: la libertà.

Libertà che oggi ci viene richiesta come atteggiamento di vita, libertà dall’egoismo che attanaglia il nostro vivere quotidiano, libertà dall’incertezza del futuro che preoccupa le nuove generazioni, libertà di aprire il nostro cuore all’accoglienza e alla condivisione.

Dal vangelo di Marco, cap. 16:Risorto al mattino, il primo giorno dopo il sabato, Gesù apparve prima a Maria di Màgdala, dalla quale aveva scacciato sette demòni. Questa andò ad annunciarlo a quanti erano stati con lui ed erano in lutto e in pianto. Ma essi, udito che era vivo e che era stato visto da lei, non credettero.
Dopo questo, apparve sotto altro aspetto a due di loro, mentre erano in cammino verso la campagna. Anch’essi ritornarono ad annunciarlo agli altri; ma non credettero neppure a loro.
Alla fine apparve anche agli Undici, mentre erano a tavola, e li rimproverò per la loro incredulità e durezza di cuore, perché non avevano creduto a quelli che lo avevano visto risorto. E disse loro: «Andate in tutto il mondo e proclamate il Vangelo a ogni creatura».

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Le Rogazioni

Sono processioni cristiane penitenziali di propiziazione per l’agricoltura, accompagnate dalla preghiera litanica e da apposita liturgia. Hanno la finalità di attirare la benedizione divina sull’acqua, il lavoro dell’uomo e i frutti della terra .Si distinguono in “maggiori” nella giornata del 25 aprile e “minori” nei tre giorni che precedono la festa dell’Ascensione nel rito romano (otto giorni nel rito ambrosiano). Pur essendosi affievolita la tradizione, il benedizionale (revisionato nel 1984 da San Giovanni Paolo II), prevede la possibilità di celebrarle in alcuni momenti particolari a livello ecclesiale.

Le prime (litania maior) cadono il 25 aprile (senza nessuna connessione con la festa di S. Marco, che è posteriore) e sostituiscono nello scopo di propiziazione agricola, nella data e in parte nel tracciato, le pagane Robigalie. La processione anticamente muoveva in Roma da S. Lorenzo in Lucina, percorreva, come quella delle Robigalie, la via Flaminia e giunta a Ponte Milvio piegava a sinistra dirigendosi a S. Pietro. In seguito l’itinerario fu modificato: la processione percorse la via dal Laterano a S. Marco proseguendo di lì a S. Pietro al canto delle litanie.

Le seconde (litania minor) cadono nei tre giorni avanti all’Ascensione e furono istituite in Gallia, nel 470 circa da S. Mamerto vescovo di Vienne, in occasione di una calamità, ma sostituirono le Ambarvalie, riti che comprendevano processioni fatte allo scopo di propiziare il buon esito dell’annata agraria. Nel corso della processione si elevavano preghiere alla dea Cerere. Dalla chiesa gallicana l’uso delle rogazioni passò nella liturgia romana al tempo di papa Leone III. In campagna la processione avanza oggi per i campi, al canto delle litanie, trasportando reliquie e talora stazionando presso le chiese che sono sul suo passaggio. Un tempo, in tali giorni, era rigorosamente prescritto il digiuno. Il prete diceva:

A fulgure et tempestate i fedeli rispondevano:  Libera nos Domine!

A flagello terraemotus: Libera nos Domine!

A peste, fame et bello:  Libera nos Domine!

Ut fructus terrae dare et conservare digneris:  Te rogamus, audi nos!

Ut pacem nobis dones: Te rogamus audi nos!…

Anche nella nostra parrocchia, in località Ronchella, nella piccola chiesa dedicata alla Madonna del Suffragio, il 25 aprile alle ore 6 del mattino, si è svolto il rito delle Rogazioni, che a causa del maltempo sono state celebrate all’interno della chiesina. L’antica cerimonia, preceduta da una breve lettura d’illustrazione storico-religiosa, preparata dalla sig.a Luisa Acerbis, è stata celebrata dal nostro prevosto, Mons. Leone coadiuvato da Don Paolo, partecipata da numerosi fedeli alla quale ha fatto seguito poi  la Santa Messa.

Per l’occasione, nel piccolo sagrato antistante la chiesetta è stata allestita una splendida tavola sulla quale abbiamo potuto osservare i meravigliosi frutti della nostra terra unitamente agli antichi attrezzi del mestiere. Questi, venivano utilizzati per lavorare e accudire le nostre campagne, che qui in questo luogo ancora ammiriamo anche se pur in piccoli scorci. Si è così dato inizio alle celebrazioni per la tradizionale ricorrenza e memoria della Madonna del Suffragio che avranno il loro culmine domenica 28 aprile, festa della “Divina Misericordia”.

Ricordi della Pasqua, la Veglia

Sul sagrato della nostra chiesa parrocchiale, sabato sera 20 aprile si è dato inizio alla celebrazione pasquale della risurrezione di Gesù Cristo nostro Signore, con la liturgia della Luce, la benedizione del fuoco, simbolo di luce e di vita. Per antichissima tradizione questa è «la notte di veglia in onore del Signore» (Es 12,42), giustamente definita «la veglia madre di tutte le veglie» (s. Agostino). In questa notte il Signore «è passato» per salvare e liberare il suo popolo oppresso dalla schiavitù; in questa notte Cristo «è passato» alla vita vincendo la grande nemica dell’uomo, la morte; questa notte è celebrazione-memoriale del nostro «passaggio» in Dio attraverso il battesimo, la confermazione e l’eucaristia. Vegliare è un atteggiamento permanente della Chiesa che, pur consapevole della presenza viva dei suo Signore, ne attende la venuta definitiva, quando la Pasqua si compirà nelle nozze eterne con lo Sposo e nel convito della vita (Ap. 19,7-9). 

Il celebrante Mons. Leone, coadiuvato dai sacerdoti della parrocchia dopo aver benedetto il fuoco ha acceso il cero pasquale che simboleggia la luce di Cristo risorto che vince le tenebre della morte e del male.Una devota e partecipata celebrazione liturgica, all’interno della quale i fedeli hanno condiviso la luce del cero pasquale. Il celebrante ha poi cantato con tono solenne l’Exsultet ,  o preconio pasquale che viene cantato la notte di Pasqua nella solenne Veglia. Con esso si proclama la vittoria della luce sulle tenebre, simbolizzata dal cero pasquale che viene acceso, e annuncia la risurrezione di Cristo e il declamante invita tutta l’assemblea a gioire per il compiersi della profezia del mistero pasquale, ripercorrendo nel canto i prodigi della storia della salvezza.

 Dal Vangelo secondo Luca, cap. 24: Il primo giorno della settimana, al mattino presto [le donne] si recarono al sepolcro, portando con sé gli aromi che avevano preparato. Trovarono che la pietra era stata rimossa dal sepolcro e, entrate, non trovarono il corpo del Signore Gesù. 
Mentre si domandavano che senso avesse tutto questo, ecco due uomini presentarsi a loro in abito sfolgorante. Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra, ma quelli dissero loro: «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto. Ricordatevi come vi parlò quando era ancora in Galilea e diceva: “Bisogna che il Figlio dell’uomo sia consegnato in mano ai peccatori, sia crocifisso e risorga il terzo giorno”». Ed esse si ricordarono delle sue parole e, tornate dal sepolcro, annunciarono tutto questo agli Undici e a tutti gli altri. Erano Maria Maddalena, Giovanna e Maria madre di Giacomo. Anche le altre, che erano con loro, raccontavano queste cose agli apostoli. Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse. Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l’accaduto.
 Parola del Signore. Dopo le letture liturgiche e una breve omelia di Don Leone, nella quale ha ribadito l’invito a rimodellare il proprio vissuto quotidiano sull’esempio di Gesù Risorto,  Don Tarcisio ha proclamato nel canto le Litanie dei Santi e Don Diego ha benedetto l’acqua battesimale con il cero pasquale. Prima dell’offertorio si sono celebrati i sacramenti del Battesimo e della Cresima a  Denisa Marta, che dopo un percorso di formazione neocatecumenale, guidato da Suor Stefania e Anna Zenoni ha chiesto di ricevere i sacramenti dell’iniziazione. Per “iniziazione cristiana”, infatti, si intende il cammino di fede che, grazie ai sacramenti del Battesimo, della Cresima e dell’Eucaristia, inserisce nel mistero di Cristo e della Chiesa, cioè fa diventare cristiani. È un itinerario progressivo ed unitario, che nasce dall’annuncio, si approfondisce nella catechesi e trova il suo culmine nella celebrazione dei tre sacramenti, i quali non sono, perciò, tre azioni sacre autonome e senza collegamento, ma «sono tra loro talmente congiunti, da essere richiesti insieme per la piena iniziazione cristiana» (CIC, can. 842, § 2)

Ricordi della Pasqua, la processione del Venerdì Santo

 
Nella serata del Venerdì Santo si è svolta la processione con la statua del Cristo morto. Ci siamo ritrovati nella chiesa parrocchiale e ascoltato un breve pensiero di Don Paolo che ha sottolineato l’importanza di ritrovare nella nostra quotidianità un silenzio interiore, che ci permetta di aprire le nostre vicissitudini al Signore e riprendere il contatto, attraverso una relazione avvolgente, con il Cristo crocifisso che questa sera  incontriamo all’apice del Suo fallimento.

Dopo un breve momento di preghiera e alcuni canti che ci hanno introdotto nell’atmosfera della passione e morte di Nostro Signore,  la processione con i flambeaux si è snodata per alcune  vie del paese, con semplicità e devota partecipazione, accompagnata da alcune riflessioni, preghiere sommesse e da canti del coro parrocchiale.

Un lungo corteo aperto da una lignea croce, seguita da numerosissimi fedeli ha percorso lentamente alcune strade del nostro paese, da via De Gasperi a via Trieste, da via Trento lungo i viali Colombera e  Lombardia fino al giardino dove i nostri amici Alpini hanno predisposto un degno altare per deporre la statua lignea del Cristo morto  e allestito una splendente croce, attorniata da una grande corolla di ceri luminosi.

Nel suo breve intervento, a conclusione, Don Leone ci ha invitato a guardare in alto, lassù nel cielo, dove  nessuna stella brillava nella notte, ma una splendida e luminosa luna faceva capolino tra le nubi,  illuminando la  buia notte,  notte di attesa della Pasqua di risurrezione. Richiamando le più famose parole del Santo Papa Giovanni XXIII e con la medesima raccomandazione: portiamo a casa facendone un dono generoso ai nostri familiari, la gioia dell’incontro con il Signore, nella sofferta passione si, ma con la certezza della gioiosa risurrezione e che abbia ad accompagnare ogni momento del nostro vivere quotidiano.  

Poi ci siamo soffermati in raccolta preghiera e a chiusura della serata il celebrante Don Paolo ha elargito una estesa e ampia benedizione, affinché il Signore abbia a benedire noi, le nostre famiglie, le nostre case e la nostra comunità intera.

Ricordi della Pasqua, la benedizione delle uova

Nel primo pomeriggio del Sabato Santo, nella nostra chiesa parrocchiale di San Martino Vescovo in Torre Boldone è stata celebrata la tradizionale cerimonia  della benedizione delle uova pasquali.

Un incontro festoso, con sullo sfondo di questa tradizione un significato veramente suggestivo: le uova, simbolo della vita. La chiesa era gremita in ogni dove di bambini, famiglie, nonni , tutti con cesti variegati e  ripieni di variopinti uova pasquali.

Don Diego, celebrante, dopo la lettura di un brano del vangelo inerente la passione di Gesù, nella breve riflessione ha sottolineato come dall’uovo nasce il pulcino,  così l’uovo è divenuto  il simbolo del dischiudersi della vita. Nel Sabato Santo, in attesa della risurrezione di Gesù, dove tutto potrebbe apparire inerte, si vuole ricordare che al di là di ogni parvenza, la natura ci offre la semplicità di un uovo, come certezza di una vita che rinasce, si rinnova e giunta a compimento ci dona la gioia di una nuova vita.

Il gesto semplice ed umile di un uovo benedetto,  abbia a formulare, testimoniare  e rappresentare  nell’ambito familiare, il messaggio della Risurrezione e della vita nuova in Cristo, che investe l’umanità intera e la natura universale.

Terminata la Liturgia della Benedizione delle uova, i bambini presenti, le famiglie, i nuclei familiari tutti, si sono incolonnati in processione per raggiungere il simulacro ligneo del Gesù morto, esposto ai piedi dell’altare, per un riverente saluto, un bacio, una carezza,  un abbraccio: nell’attesa della notte di Pasqua!

La lavanda dei piedi

Nella serata del giovedì Santo, giovedì 18 aprile, è stata celebrata nella nostra chiesa parrocchiale la Messa nella Cena del Signore, detta anche Messa in Cena Domini; è una messa che si tiene  alla sera del Giovedì Santo, che nella forma ordinaria del rito romano della Chiesa cattolica inaugura il Triduo pasquale. Concelebranti con il prevosto Mons. Leone,  tutti i sacerdoti presenti nella nostra comunità parrocchiale, Don Diego, Don Tarcisio, Don Paolo e don Savino Tamanza.

Dal vangelo di Giovanni, cap. 13: “Prima della festa di Pasqua, Gesù, sapendo che era venuta la sua ora di passare da questo mondo al Padre, avendo amato i suoi che erano nel mondo, li amò sino alla fine. Durante la cena, quando il diavolo aveva già messo in cuore a Giuda, figlio di Simone Iscariota, di tradirlo, Gesù, sapendo che il Padre gli aveva dato tutto nelle mani e che era venuto da Dio e a Dio ritornava, si alzò da tavola, depose le vesti, prese un asciugamano e se lo cinse attorno alla vita. Poi versò dell’acqua nel catino e cominciò a lavare i piedi dei discepoli e ad asciugarli  con l’asciugamano di cui si era cinto. Venne dunque da Simon Pietro e questi gli disse: «Signore, tu lavi i piedi a me?». Rispose Gesù: «Quello che io faccio, tu ora non lo capisci; lo capirai dopo». Gli disse Pietro: «Tu non mi laverai i piedi in eterno!». Gli rispose Gesù: «Se non ti laverò, non avrai parte con me». Gli disse Simon Pietro: «Signore, non solo i miei piedi, ma anche le mani e il capo!». Soggiunse Gesù: «Chi ha fatto il bagno, non ha bisogno di lavarsi se non i piedi ed è tutto puro; e voi siete puri, ma non tutti». Sapeva infatti chi lo tradiva; per questo disse: «Non tutti siete puri». Quando ebbe lavato loro i piedi, riprese le sue vesti, sedette di nuovo e disse loro: «Capite quello che ho fatto per voi? Voi mi chiamate il Maestro e il Signore, e dite bene, perché lo sono. Se dunque io, il Signore e il Maestro, ho lavato i piedi a voi, anche voi dovete lavare i piedi gli uni agli altri. Vi ho dato un esempio, infatti, perché anche voi facciate come io ho fatto a voi». 

Don Leone ha celebrato il rito della lavanda dei piedi, che come ha ben sottolineato nell’omelia, non vuole essere un mero ricordo dei fatti accaduti, ma un invito esplicito a rivedere il nostro vivere quotidiano in una prospettiva squisitamente evangelica. Il sacerdote deposta la casula, cinti i fianchi con un asciugatoio si è portato davanti a otto rappresentanti dei vari ambiti parrocchiali, a due rappresentanti degli adolescenti e a una della Comunità Martinella e con l’aiuto dei chierichetti, ha versato dell’acqua sui loro piedi e li ha asciugati. Durante il rito, è stato cantato il “Credo”.

Professiamo l’esistenza di un solo Dio perché Egli stesso si è rivelato al popolo d’Israele come l’Unico: «Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, unico è il Signore» (Dt 6,4) e ancora «perché io sono Dio, non ce n’è altri» (Is 45,22). Cristo stesso l’ha confermato: «Il Signore nostro Dio è l’unico Signore» (Mc 12,29).        

Al termine della sacra liturgia, dove l’assemblea ha potuto ricevere l’Eucaristia sotto le due specie, del pane e del vino, si è svolto il rito della “reposizione”, ovvero le particole consacrate sono state riposte all’altare secondario in un tabernacolo preparato per la conservazione dell’Eucaristia. L’altare della reposizione rimane allestito fino al pomeriggio del Venerdì santo, quando, durante la celebrazione della Passione del Signore, l’Eucaristia verrà distribuita ai fedeli.

Buona Pasqua dal Villaggio della Gioia

Dal Villaggio della gioia cogliamo l’occasione per ringraziare tutte le persone che a Torre Boldone hanno donato per il bene degli Angioletti Neri,
ed augurare a tutti una Serena Pasqua,  Che la gloria di Gesù risorto rinnovi le sue speranze, la sua fede e la sua gioia. Con le palme tra le mani gli Angioletti Neri Vi augurano Buona Pasqua!!! 

Baba Fulgenzio ed i suoi figli.

All’Auditorium.. La Buona Novella

Sabato scorso abbiamo assistito al concerto della “Piccola Orchestra Apocrifa di Giorgio Cordini, che ha suonato “La Buona Novella” di Fabrizio De Andrè per la delizia e la commozione degli spettatori dell’Auditorium della nostra Parrocchia, e per il rammarico di quelli che purtroppo per ragioni di sicurezza non hanno potuto entrare.

C’è stato il “Sold Out” al nostro teatro per ascoltare le canzoni, riarrangiate seguendo fedelmente le sonorità dell’ultimo periodo di De Andrè, quello del sodalizio con Mauro Pagani.
Pregevole il parco di musicisti, con gli archi e gli strumenti etnici come il bouzouki e la voce solista che ricorda per espressività e profondità quella del cantautore Genovese.

Ringraziamo i musicisti: Giorgio Cordini alla chitarra e al bouzouki, Stefano Zeni al violino, Elena Laffranchi alla viola,  Daniela Savoldi al violoncello, Enzo Santoro al flauto, Gaspare Bonafede alle percussioni, Alessandro Adami alla voce e Denise Pisoni, Maria Cordini e Maria Alberti per i cori.

LE SANTE MESSE NELLE COMUNITA’DI ACCOGLIENZA: LA CASA DI RIPOSO PALAZZOLO

La comunità parrocchiale ha poi condiviso  la Santa Messa delle 9,30 alla casa di Accoglienza e cura del Palazzolo, una Residenza Sanitaria Assistita, gestita dalle Suore Poverelle nella  quale vengono accolte persone anziane, sole, bisognose di assistenza e comunque con importanti disagi esistenziali. La Santa Messa partecipata da numerosissimi fedeli, che ha testimoniato l’attaccamento e l’amore della comunità attorno alla casa del Palazzolo, è stata animata dai canti dall’ammirevole e apprezzato coro  parrocchiale con il suono melodioso della pianola del Dr. Giuseppe Bertulezzi.

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La celebrazione presieduta dal nostro coadiutore parrocchiale Don Tarcisio, concelebrata dal cappellano dell’Istituto Don Piero Garavelli, è stata preceduta da un breve saluto della Responsabile dell’Istituto Madre Sr. Stefania Pusineri, che ha ringraziato calorosamente la comunità della lodevole iniziativa e i tanti volontari che frequentano, animano e collaborano con l’istituzione per una migliore e qualificata assistenza degli ospiti.

LE SANTE MESSE NELLE COMUNITA’DI ACCOGLIENZA: IL MANTELLO

La celebrazione eucaristica a conclusione della condivisione nelle comunità di accoglienza è stata celebrata alle ore 10.30 alla Comunità Il Mantello, nella cappella della Madonna di Loreto, all’interno della casa dove il Beato Palazzolo  trascorreva le sue giornate di riposo.  Il benvenuto della responsabile, Madre Sr. Daniela in collaborazione con Sr. Pinacarla, ha accolto i numerosi fedeli convenuti per la Messa riempiendo in ogni dove gli spazi disponibili. La celebrazione è stata presieduta da Don Diego; nella sua breve omelia ha ricordato quanto il Beato abbia operato e realizzato nelle realtà di disagio, abbandono e povertà dei suoi tempi. E’ nella sua opera, contemplando la “Misericordia” del Padre, che il suo esempio e la sua generosità continuano ancora oggi, diversificati nei modi, ma sempre aperti ed attenti alle nuove povertà, ai nuovi disagi, alle nuove solitudini. La Santa Messa, partecipata con devozione, è stata allietata dalle musiche e dal coro parrocchiale dei giovani.

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Dal Vangelo secondo Giovanni 8, 1-11 In quel tempo, Gesù si avviò verso il monte degli Ulivi. Ma al mattino si recò di nuovo nel tempio e tutto il popolo andava da lui. Ed egli sedette e si mise a insegnare loro. Allora gli scribi e i farisei gli condussero una donna sorpresa in adulterio, la posero in mezzo e gli dissero: «Maestro, questa donna è stata sorpresa in flagrante adulterio. Ora Mosè, nella Legge, ci ha comandato di lapidare donne come questa. Tu che ne dici?». Dicevano questo per metterlo alla prova e per avere motivo di accusarlo. Ma Gesù si chinò e si mise a scrivere col dito per terra. Tuttavia, poiché insistevano nell’interrogarlo, si alzò e disse loro: «Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». E, chinatosi di nuovo, scriveva per terra. Quelli, udito ciò, se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani. Lo lasciarono solo, e la donna era là in mezzo. Allora Gesù si alzò e le disse: «Donna, dove sono? Nessuno ti ha condannata?». Ed ella rispose: «Nessuno, Signore». E Gesù disse: «Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più».

Luciano TINTORI