IL TASTO DOLENTE

l titolo di questo mese è un gioco di parole ma purtroppo anche una realtà. Stiamo parlando dell’organo della nostra chiesa e quindi parliamo di “tasto”.

Organo-004Da tempo il nostro organo è in precarie condizioni, e per questo don Leone, il Consiglio Pastorale e quello per gliAffari Economici avevano deciso di farlo restaurare.

Purtroppo le autorità preposte – nel caso la Sovrintendenza ai beni artistici e culturali – non hanno concesso l’autorizzazione al progetto studiato e presentato: da qui il termine “dolente”.

Per scrivere questo articolo, ho disturbato due esperti (appassionatissimi) della nostra parrocchia, cioè Gaetano Mostosi e Davide Mutti, che mi hanno dato della documentazione ma soprattutto mi hanno raccontato dell’organo, della sua storia, dei problemi di oggi, dell’impossibilità di risolverli, del rammarico che questo causa loro.

Questo articolo è soprattutto loro, io ho solo prestato la penna.

Partiamo da lontano: uno storico parla di un organo Bossi costruito nel 1720,ma di cui nei documenti non c’è traccia.

Organo-002Sappiamo invece con certezza che nel 1730 Giuseppe Serassi costruì un organo per la vecchia chiesa parrocchiale di Torre e poi provvide a trasferirlo nella nuova chiesa e ad ampliarlo per adeguarlo alla nuova costruzione e alle sue caratteristiche. Successivamente molti importanti organari intervennero sullo strumento, sia per ampliarlo sia per renderlo sempre aderente alle correnti musicali che si sono succedute nella storia, dal classicismo al romanticismo, al sinfonismo: parliamo di Giuseppe II Serassi, di Giovanni I Giudici, dei Roberti, soprattutto di Angelo Piccinelli che negli anni ‘40 praticamente lo ricostruì.

Non trascrivo, nemmeno in parte, la scheda tecnica che Gaetano e Davide mi hanno fornito e spiegato, che parla di tasti, di pedali, di note, trasmissioni e comandi, somieri: ci perderemmo.

Se qualcuno fosse interessato, può certamente chiederne copia. Passo invece a parlare di persone.

messa-loreto 2014-01 (33)Molti sono stati gli organisti che nel corso del tempo si sono succeduti alla tastiera, e di alcuni non sappiamo ormai più nulla.

Certo è che lassù, su una parete esterna ma anche sulla portina interna dell’organo, si trova una serie di scritte e graffiti lasciati proprio da loro.

Troviamo nomi di ieri e di oggi: i più lontani sono Ravanelli Giovanni, Lecchi Giuseppe, Scandella  Giuseppe; una sigla, L.C. (Gaetano ipotizza che questo signore sia Lecchi Giuseppe, che magari ha scritto male l’iniziale del suo nome) è seguita dagli anni, scritti uno alla volta, man mano che iniziavano o finivano, in cui questo musicista è stato l’organista incaricato: dal 1868 al 1918, cioè 50 anni, ininterrottamente!

Tra le firme più recenti troviamo anche quelle di Michele e Samuele, che hanno aggiunto al loro nome, con orgoglio e passione, il loro ruolo: “organista”.

Ho chiesto a Gaetano, organista e direttore del coro, appassionato ed esperto di musica antica, quali, tra i “suoi” ragazzi, avessero una preparazione musicale e la risposta mi ha sorpreso, perché passiamo da persone che hanno seguito anni di studi specifici, a persone che suonano quasi “a orecchio”, autodidatti.

Davide, diplomato al conservatorio, sia in pianoforte che in organo, ma anche concertista e compositore; Samuele, diplomato in pianoforte; Michele, passato da organaro a organista, cioè dal riparare al suonare lo strumento; Matteo e Paolo che non hanno fatto studi articolati, ma la cui passione li ha portati a livelli davvero buoni; Beppe che si è appassionato così tanto all’organo da diventare l’accompagnatore ufficiale del coro parrocchiale.

La cosa straordinaria della nostra parrocchia è che il numero e la qualità e la passione dei nostri organisti hanno fatto sì che in ogni momento della storia la musica d’organo abbia potuto accompagnare degnamente la liturgia.

Ora, la questione del restauro dell’organo ci mette davvero in crisi, tutti quanti. Trascrivo una breve frase che ci regala il senso vero di un organo di chiesa: “Nella Chiesa latina si abbia in grande onore l’organo a canne, strumento musicale tradizionale, il cui suono è in grado di aggiungere un notevole splendore alle cerimonie della Chiesa, e di elevare potentemente gli animi a Dio e alle cose celesti”.

Non solo strumento musicale, quindi, e nemmeno pezzo d’arte antiquaria, ma qualcosa capace di attrarre l’attenzione dei fedeli e guidarla alla partecipazione alle liturgie, al raccoglimento, alla meditazione.

Qualcosa capace di farci sentire i suoni del paradiso, come diceva la mia nonna.

E oggi? E’ accaduto, anche in tempi recenti, che il nostro organo sia stato utilizzato per concerti, anche da musicisti di rilievo ma “esterni”.

Chi tra noi ha avuto l’occasione di assistervi ricorderà i commenti sorpresi e fieri della gente, all’uscita dalla chiesa: “come suona bene, il nostro organo! E’davvero prezioso: si potrebbero fare concerti più spesso”.

Ma chi, come è accaduto a me, ha vissuto il “dietro le quinte” ricorda con dispiacere e disagio le parole di Gaetano, che spiegava addolorato al musicista che sì, l’organo poteva essere suonato, ma bisognava fare attenzione a quel tasto, a quel registro, evitare di forzare troppo…: si trattava di un organo malato, molto malato.

Organo-001Chi lo suona abitualmente e, consentitemi, gli vuole bene, sa trarne ogni possibile melodia, ma per altri la cosa diventa davvero più difficile.

Certo, ascoltando i pezzi suonati magistralmente, credo che nessuno di noi abbia mai notato qualcosa di strano, ma in occasione dei concerti, sarebbe bastata un’occhiata al volto preoccupato di Gaetano e Davide, che seguivano in tensione e parlottavano tra di loro, per capire che davvero c’era qualcosa che non andava.

E il loro sospiro di sollievo, accompagnato da un sorriso quasi liberatorio, alla fine di un concerto, la dice lunga sulla loro preoccupazione.

Per questo la parrocchia aveva deciso di impegnare denaro – e molto – per la ristrutturazione dell’organo.

Ma (e qui arrivano le dolenti note richiamate dal titolo) il progetto ampio e articolato non è stato accolto dalla Sovrintendenza.

Tale progetto partiva dalla costruzione originaria per arrivare alle condizioni attuali per dare al nostro organo, pur mantenendone le caratteristiche storiche evidenti, nuova vita e la possibilità di accompagnare ancora per anni le nostre preghiere.

Trovate in altra parte del Notiziario il commento magistralmente steso per la Parrocchia da Davide Mutti a proposito dello stallo in cui si trova il progetto di restauro.

Sono convinta che tutto questo fa rivoltare nella tomba (frase fatta ma molto efficace) tutti gli organisti che si sono succeduti nel tempo alla tastiera, ma fa anche molto male a quelli che ancora oggi, la domenica, fanno capolino dalla cantoria per spiare a che punto è la coda per la Comunione e potersi così regolarsi sulla durata del pezzo musicale.

Parlo – scusandomi con chi avessi dimenticato – di Gaetano e Davide, Michele, Samuele, Giuseppe, Paolo, Matteo, Antonio.

Per ultimo ricordo Felice Moretti, che dal 1808 al 1812 è stato l’organista titolare della nostra chiesa: diventato poi PadreDavide da Bergamo.

Uno dei compositori più importanti nella storia della musica organistica, purtroppo ai nostri giorni conosciuto solo dagli esperti per molti suoi pezzi davvero straordinari e ancora oggi suonati nei concerti d’organo.

Cosa rischiamo? Di lasciar morire il nostro organo e di doverlo sostituire con uno strumento elettronico, che non userebbe più le canne: e “le canne sono essenziali perché consentono di espandere armoniosamente in tutta la chiesa la loro musicalità”: parola di Gaetano.

Che alla fine, vista la mia faccia triste, mi ha rasserenato con un aneddoto divertente e gradevole, che racconta di quella volta in cui col coro attendeva l’accordo dell’organista per iniziare il canto e l’accordo non arrivava proprio.

Così, preoccupato, corse su per le scale e piombò accanto all’organista, che, con la testa sulla tastiera, serenamente dormiva. Il caldino, il silenzio, forse anche la predica avevano conciliato un sonnellino.

Non si dice chi sia l’organista addormentato, e se volete un consiglio non chiedetelo a Gaetano: credo che questo sia un suo segreto.